Risorse energetiche

Una “transizione energetica”, ovvero il passaggio verso un modello energetico basato su fonti rinnovabili ed efficienza energetica, è ormai necessaria per il continuo aumento delle emissioni di gas serra e per la fine dell’epoca dell’energia a basso costo, specialmente quella da fonti fossili. E’ l’occasione di far nascere così un’industria più sostenibile e nuova occupazione.

Diversi scenari scientifici, analizzati da diverse fonti scientifiche, hanno dimostrato che le fonti rinnovabili, unite ad una decisa ed oculata politica di risparmio ed efficienza energetica, possono fornire una percentuale significativa dell’energia mondiale, anche oltre l’80% entro la fine del secolo, capovolgendo la situazione attuale, soprattutto se la struttura del sistema energetico passerà dall’attuale generazione “centralizzata” a quella “distribuita”, quindi più vicina a chi consuma energia.
Nell’ultimo decennio l’industria delle energie rinnovabili è cresciuta come pochissimi altri comparti tecnologici, a tassi annuali che vanno dal 20 al 40%, ma ancora siamo lontani da una vera “transizione energetica”.
Questo cambiamento non può essere rimandato e va considerata una scelta obbligata per due ordini di motivi:
1) per il continuo aumento delle emissioni di gas serra in atmosfera;
2) per il rapido esaurimento delle fonti energetiche di origine fossile.

Energia e i cambiamenti climatici
Le proiezioni del mercato dell’energia a 30 anni indicano che, senza un’inversione di rotta, petrolio, gas e carbone continueranno ad essere, in valori assoluti, le fonti di energia primaria più utilizzate, soprattutto per la forte domanda proveniente dai paesi in via di sviluppo, Cina e India in primis. L’evoluzione delle emissioni di CO2 (anidride carbonica) nei paesi industrializzati dei prossimi tre decenni, speculare a questo scenario energetico senza mutamento, è rappresentata dalla linea blu del grafico: l’aumento annuale delle emissioni tra il 2000 e il 2030 è di quasi l’1%: un panorama non sostenibile ambientalmente ed economicamente.
La situazione è ancora più critica se allarghiamo il quadro a livello mondiale: le emissioni aumentano allora dell’1,8% annuo (fino a 38 miliardi di tonnellate) con un incremento al 2030, rispetto ai livelli del 2000, di circa il 70%!

Negli ultimi 100 anni la temperatura media globale è aumentata di 0,74 °C e dalla metà del 1900 l’origine di tale crescita è da attribuire quasi certamente a fenomeni antropici. L’Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change) stima un’ulteriore crescita in questo secolo tra 1,8 e i 4 gradi, a seconda di quanto le emissioni di gas serra verranno ridotte. Sempre secondo l’Ipcc un aumento di temperatura di 2 gradi centigradi farebbe aumentare enormemente i rischi e le minacce legate ai cambiamenti climatici. Per questo motivo la comunità scientifica e politica ha accolto come tetto massimo consentito i 2 °C al fine di evitare conseguenze gravi anche se ad oggi difficilmente quantificabili.


EVOLUZIONE DELLE EMISSIONI DI CO2 NEI PAESI OCSE

scenari CO2

La fine del petrolio
Il secondo aspetto da considerare, e non certo per ordine di importanza, a favore delle rinnovabili è la cosiddetta “fine del petrolio” a basso costo. Oggi abbiamo già diversi segnali che ci indicano che questo processo è in atto. L’aspetto chiave non è tanto l’approssimarsi o meno della fine del petrolio, quanto del cosiddetto “picco del petrolio” (vedi immagine). Ogni produzione di una risorsa non rinnovabile, come il petrolio, ha l’andamento di una curva a campana; quando tale risorsa raggiunge il vertice della curva significa che sono state estratte il 50% delle riserve stimate sfruttabili e da quel momento in poi il suo prezzo non risponderà solo a fattori di carattere politico o strategico, ma in maniera determinante si legarà a motivazioni strettamente quantitative. Nel caso degli idrocarburi gli effetti che ne possono derivare sono un repentino innalzamento dei prezzi e, di conseguenza, una grave recessione economica. La scelta di muoversi rapidamente su altre risorse energetiche potrebbe interrompere questa situazione, ma il processo è inesorabilmente in atto (anche il picco del gas è prossimo e si prevede per il 2020-25).

IL PICCO DEL PETROLIO

picco petrolioNel grafico l'ipotesi di andamento della crescita e del calo della produzione di petrolio “convenzionale” nel periodo 1820-2220. Si può notare come il picco della produzione di petrolio convenzionale sia ipotizzato al 2010-2012. Il calo permanente della produzione di petrolio è stato descritto per la prima volta da King Hubbert nel 1948.
Fonte: The Association for the Study of Peak Oil and Gas (ASPO)
Un altro aspetto importante per accelerare nuove scelte energetiche endogene come le rinnovabili va visto nel grado di dipendenza energetica dall’esterno; per l’UE è del 54%, ma tra 30 anni potrà arrivare anche oltre il 70%; in Italia già oggi è di circa l’85%.
Alcuni ritengono che il nucleare possa offrire una soluzione praticabile per il futuro energetico del pianeta, ma l’attuale tecnologia non offre nessuna garanzia per gli elevati costi economici, ambientali e sociali che comporterebbe una sua maggiore diffusione. Oggi il nucleare copre solo il 5% dei consumi di energia primaria a livello mondiale, un contributo che anche secondo le agenzie di settore è destinato a ridursi.

Dunque, non procedere a passi spediti verso una nuova rivoluzione energetica basata sull’energia solare e le fonti rinnovabili, ma perseverare con l’attuale sistema di consumi e produzione di energia, porterà a conseguenze molto gravi dal punto di vista ambientale ed economico, creando le premesse per continui conflitti e crisi internazionali.

Un cambiamento radicale in questo senso non va legato necessariamente alla presenza o meno delle risorse naturali (che in varie forme sono presenti su ogni territorio), ma soprattutto alle scelte politiche e industriali che andranno fatte da tutti i paesi, al know-how tecnico e imprenditoriale che si metterà in campo, alla ricerca e alla correttezza dell’informazione fornita ai cittadini.
Una transizione energetica richiede alcuni decenni e può coinvolgere anche più generazioni, ma come tutti i momenti di crisi o di passaggio che l’umanità ha dovuto affrontare, specialmente in campo tecnologico, anche questa potrà rivelarsi portatrice di nuove opportunità. Non ultime quelle relative alla creazione di un nuovo sviluppo industriale high-tech e più sostenibile, che costituisca un’occasione per produrre occupazione e, per un paese come il nostro, dare maggiore competitività sul mercato mondiale.

In conclusione dovremmo pensare all’attuale sistema energetico, basato sulle fonti tradizionali, come un sistema marginale e quindi integrativo alle fonti rinnovabili, le quali devono invece rappresentare il nuovo sistema energetico sulla quale basare l’economia del Paese.

Leonardo Berlen